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Basilica di Sant'Apollinare Nuovo, Ravenna - Teoria delle Sante

11 HH

Iconographic description

Su un prato verde smeraldo dal quale spuntano cespugli di fiori rossi e bianchi, si snoda un corteo di ventidue esili e flessuose figure femminili, scandito ritmicamente da palme stilizzate su fondo aureo, dalle quali pendono piccoli frutti rossi (datteri).Si tratta di giovani donne con il capo nimbato, riccamente e preziosamente abbigliate: secondo Clementina Rizzardi, sono rappresentate come principesse bizantine (RIZZARDI 1988, Paradigmi ideologici ed estetici, p. 58); Raffaella Farioli le assimila a dame di corte (FARIOLI 1977, Ravenna romana e bizantina, p. 113). Ognuna di esse reca sul capo un diadema gemmato e, sulle mani, una corona vegetale anch'essa gemmata, di diversi colori. Alcune di esse hanno le mani velate (manuum velatio), ossia coperte da un lungo velo bianco, spesso frangiato d'azzurro e decorato con motivi geometrici dorati, che ricade dalle alte chiome delle donne, recingendone le vesti di tela d'oro. Su tali vesti si delineano preziosi motivi decorativi ricamati: stelle, cerchi e segmenti, ora rossi, ora verdi, ora gialli, ora bruni.Su tutta la composizione occhieggiano, balenando, numerose perle e gemme, di cui le donne hanno adorni i capelli, il collo, le cinture e i bordi delle vesti: perle, ametiste, smeraldi e rubini.Le giovani calzano pantofole rosse appuntite sulle quali scendono le lunghe tuniche bianche adorne di "clavi" variamente decorati. Nonostante presentino uniformità nell'atteggiamento, le figure non sono identiche, poiché nei loro particolari fanno registrare una notevole variazione: i volti ora sono ovali, ora tondeggianti; le labbra ora si schiudono ad un lieve sorriso, ora sono saldamente serrate; i capelli ora sono bruni, ora castani, ora biondi.Ogni figura è contrassegnata dal proprio nome, collocato al di sopra del capo, preceduto dall'abbreviazione dell'attributo sancta: tali nomi sono indicati da Guglielmo Cavallo come legendae (CAVALLO 1984, Le iscrizioni di Ravenna dei secoli, p. 120): la santa dalla quale ha origine il corteo, è Eufemia.Sebbene possa sembrare che si tratti di uno schieramento frontale, rivolto verso lo spettatore, in quasi tutte le figure si possono cogliere i segni del movimento verso l'abside: l'inclinazione, la posizione delle braccia, l'appoggio del piede sinistro che comporta un leggero spostamento del corpo dalla parte opposta (tranne nella settima e nella diciottesima figura a partire dall'ingresso). Sono percepibili anche le differenze di posizione nella flessione della gamba destra.Sant'Agnese si distingue dalle compagne di corteo, poichè è accompagnata da un agnellino ai suoi piedi, il quale sembra spuntare dalla veste.La processione sembra uscire dalla Civitas Classis e protendersi verso l'abside, in particolare verso i tre Re Magi.Una descrizione dettagliata delle vesti si trova in ANGIOLINI MARTINELLI 1969, Il costume femminile nei mosaici, pp. 54-60.Il mosaico originale teodericiano doveva rappresentare, probabilmente, un corteo di dignitari ariani che, in seguito al rescritto di Giustiniano del 561, venne condannato alla cosiddetta damnatio memoriae e, quindi, sostituito da quello delle Sante precedute dai Re Magi.

Iconological description

Secondo Giuseppe Bovini, si tratta di Sante che recano la corona vitae (o del Martirio) alla Theotokos, per renderle omaggio, in un atteggiamento che esprime riverenza, al fine di sottolineare il suo trionfo e la sua glorificazione (BOVINI 1966, Il significato delle "mani velate", p. 934).Patrizia Angiolini Martinelli sottolinea che le palme sono simboliche: alludono al Regno celeste e non esprimono alcun compiacimento estetico, essendo complementari alla tematica a livello iconologico e decorativo (ANGIOLINI MARTINELLI 1992, La cultura artistica a Ravenna, p.170).